
Correva il 1975. La televisione trasmetteva ancora in bianco e nero, il telefono era un bene prezioso e non sempre disponibile in ogni famiglia, mentre la parola “informatica” era conosciuta soprattutto dagli addetti ai lavori. Eppure proprio in quegli anni stavano nascendo le tecnologie che avrebbero trasformato profondamente la società e il mondo del lavoro. I computer erano macchine imponenti, costose e riservate alle grandi organizzazioni, alle università e ai più avanzati istituti tecnici.

Le fotografie qui raccolte furono scattate nell’anno scolastico 1974-1975 da Antonio Francomagro, studente con la passione della fotografia. Questi scatti rappresentano una preziosa testimonianza di un’epoca in cui l’informatica era ancora agli albori ma già lasciava intravedere il proprio enorme potenziale.
Eravamo in piena evoluzione tecnologica e gli elaboratori elettronici compivano progressi straordinari. Ci diplomammo nel 1975, in un periodo in cui la specializzazione in Informatica era a numero chiuso. Per accedervi era necessario conseguire almeno la valutazione di 7 in Matematica e Fisica nel primo biennio, oltre ad essere promossi a giugno e possedere una media dei voti elevata. Alla selezione solo 26 risultarono idonei.
La specializzazione richiedeva competenze particolarmente avanzate. La Matematica veniva studiata fino al quinto anno e tra le discipline caratterizzanti figurava anche Fisica Tecnica, successivamente sostituita da Sistemi.

Nel laboratorio si studiavano i primi linguaggi di programmazione. Al terzo anno veniva utilizzato un linguaggio assemblativo per l’Olivetti Programma 101; l’output non appariva su uno schermo ma veniva stampato su nastro cartaceo. Negli anni successivi si affrontava lo studio del FORTRAN IV, uno dei linguaggi più diffusi nel mondo scientifico.
Il laboratorio era dotato di un IBM 1130 e di due perforatrici di schede. I programmi venivano realizzati attraverso schede perforate: ogni istruzione corrispondeva a una scheda e un programma complesso poteva richiederne centinaia o addirittura migliaia. Le elaborazioni avvenivano in modalità batch. Le schede venivano predisposte in una sequenza rigorosa: schede di controllo, istruzioni di compilazione, programma, dati e informazioni necessarie all’esecuzione. Successivamente il lettore di schede dell’IBM 1130 acquisiva il contenuto e una stampante a testina rotante produceva i risultati.
Con le schede perforate si imparava la vera arte della programmazione. In quell’epoca lo sviluppo del software era affidato quasi esclusivamente all’ingegno, alla preparazione tecnica e alla capacità di ragionamento del programmatore.
Oggi l’informatica ha raggiunto traguardi che allora sarebbero sembrati fantascienza. Anche queste vecchie fotografie, nate in bianco e nero e custodite per oltre mezzo secolo, possono rivivere grazie all’Intelligenza Artificiale: colorate, restaurate e valorizzate, continuano a raccontare la storia di una generazione che ha assistito alla nascita dell’era digitale.

L’anno scolastico 1974/75.
Prima fila a partire dall’alto in piedi: Sarcuni, Maldera, Leoce, Simmarano, Perrone, Zunino.
Seconda fila: Tozzi, Dicuia, Canario, Prof. Cucinotta, Napolitano, Scocuzza , Schiuma, Marchionna, Castria.
Terza fila: Fasano, Calciano, Serafino, Decandia, Rinaldi, Soldini, Cotugno, Montemurro.

Articolo realizzato con il contributo del prof. Pietro Simmarano
