Gli anni Novanta: EsaurITIS, quando la scuola si raccontava sulla carta.

EsaurITIS: quando la scuola si raccontava sulla carta

Un ricordo degli anni Novanta, quando al Pentasuglia nasceva un giornalino fatto dagli studenti, per gli studenti.

Tra le tante storie che hanno attraversato i 60 anni dell’I.T.I.S. “G.B. Pentasuglia” di Matera, ce n’è una che profuma di carta, di inchiostro e di attesa.

Era Esauritis, il giornalino periodico dell’Istituto, nato nella seconda metà degli anni Novanta e pubblicato fino ai primi anni Duemila.

Articoli sulla vita scolastica, attualità, cultura, poesie, racconti, curiosità, vignette e riflessioni personali trovavano spazio tra le sue pagine. A realizzarlo erano soprattutto gli studenti, affiancati dai loro docenti: c’era chi scriveva, chi disegnava, chi curava la grafica, chi pensava alla copertina e chi si occupava dell’impaginazione.

Esauritis raccontava il Pentasuglia attraverso gli occhi di chi lo viveva ogni giorno.
Con uno stile diretto, spontaneo, creativo e spesso ironico, dava agli studenti uno spazio nel quale poter esprimere idee, emozioni e opinioni, non soltanto sulle questioni scolastiche, ma anche sui temi sociali e culturali del loro tempo.

E oggi, a distanza di tanti anni, quelle pagine rappresentano qualcosa di ancora più prezioso: una testimonianza della scuola e di una generazione di studenti cresciuta negli anni Novanta.

Erano anni in cui tutto era più lento.

Non c’erano smartphone, chat, social network o notifiche continue. Per leggere un articolo bisognava aspettare che il giornale uscisse. Per sapere cosa avevano scritto i propri compagni bisognava sfogliare quelle pagine. E per condividere un pensiero occorreva metterlo nero su bianco.

Il giornalino costava poche centinaia di lire, giusto quanto serviva a contribuire alle spese di stampa. Ma proprio quel piccolo contributo, quella copia di carta tra le mani, dava forse un valore diverso alle parole.

Quello che veniva scritto non scompariva dopo pochi secondi nel flusso incessante delle informazioni.

Restava.

Restava sulla carta, nelle mani di chi lo leggeva e, soprattutto, nella memoria di chi lo aveva scritto.

Esauritis era anche questo: un laboratorio di idee e di formazione, nel quale gli studenti, guidati dai loro insegnanti, imparavano a osservare la realtà, a confrontarsi, a raccontare e ad avere una propria voce.

Poi sono arrivati il digitale, la rete, i social, la comunicazione istantanea e, anche per una maggiore attenzione alla sostenibilità e alle politiche green, la progressiva smaterializzazione delle pubblicazioni.

Il mondo è cambiato.

Ma forse non è cambiato il bisogno della scuola di dare voce ai suoi ragazzi.

Oggi possiamo rileggere quelle pagine con un sorriso e con un po’ di nostalgia, ma anche con la consapevolezza che rappresentano un piccolo pezzo della grande storia del Pentasuglia.

Esauritis non era soltanto un giornalino.
Era la voce di una scuola.
La voce dei suoi studenti.

E quella voce, a distanza di trent’anni, continua ancora a raccontarci qualcosa.

Sessant’anni di storia, una comunità che continua a costruire il futuro.

Articolo realizzato con il contributo del prof. Giuliano Buompastore.