
C’era un simbolo che accoglieva ogni mattina generazioni di studenti, docenti e personale dell’ITIS “Pentasuglia” di Via San Pardo a Matera: la storica targa in marmo affissa all’ingresso dell’istituto. Non era soltanto un’insegna. Era il segno tangibile di una comunità, un emblema capace di suscitare, in chiunque ne varcasse la soglia, un profondo senso di appartenenza e di orgoglio.
Oggi quella targa è custodita con cura nell’aula magna dell’istituto, come una preziosa testimonianza della sua storia. Il marmo conserva silenziosamente le memorie di un’epoca e continua a raccontare le vicende di migliaia di giovani che tra quelle mura hanno costruito il proprio futuro.
Per tutti noi che abbiamo frequentato il Pentasuglia, il suo ricordo resta indissolubilmente legato a immagini che il tempo non è riuscito a cancellare. Affiorano alla mente, come fotogrammi di un film lontano ma ancora vivido, la palestra improvvisata nel piazzale antistante lo stadio “XXI Settembre”, quando la scuola non ne era ancora dotata, poi ricavata in un garage adiacente all’edificio. E ancora, le aule animate dall’entusiasmo degli studenti e i laboratori in cui prendevano forma le prime esperienze tecnico-professionali, segnando un percorso di crescita e formazione che ha lasciato un’impronta profonda.
E riaffiora anche l’immagine della celebre Fiat 124 celeste in dotazione all’istituto, con l’emblema del Ministero e il nome della scuola impressi sugli sportelli. Alla guida c’era il collaboratore scolastico, il signor Sardone, impeccabile nella sua divisa grigia e nel caratteristico cappellino, che accompagnava il preside, professor Michele Tucci, nei numerosi impegni istituzionali richiesti dalla conduzione della scuola.
Sono dettagli che potrebbero apparire piccoli, ma che costituiscono il patrimonio più autentico della memoria collettiva del Pentasuglia. Perché una scuola non è fatta soltanto di edifici, programmi e risultati: è fatta soprattutto di simboli, persone, volti e storie che continuano a vivere nel cuore di chi vi ha trascorso una parte importante della propria vita. E quella targa in marmo, ancora oggi, ne rappresenta uno dei simboli più cari e significativi.
